omelia 1^ DOMENICA DI QUARESIMA ANNO C

, , Commenti disabilitati su omelia 1^ DOMENICA DI QUARESIMA ANNO C

Il vangelo della prima domenica di Quaresima riporta sempre la pagina delle tentazioni di Gesù nel deserto. E’ un’occasione per ricordare a noi stessi quanto sia fragile la nostra fede e quanto, come spesso succede, rischiamo di far passare per giusto ciò che è sbagliato, così come lo sono state le tentazioni del diavolo che abbiamo appena ascoltato.
Pensiamo alla prima tentazione, a quella del pane.
Come sarebbe bello se Gesù risolvesse tutti i nostri problemi e non solo quello della fame, delle pietre in pane! Risolverebbe il problema economico. Il miracolo dell’acqua trasformata in vino, avvenuto durante le nozze di Cana, se letto superficialmente, potrebbe apparire un miracolo materiale che, direi, “Non serve a nulla perché non necessario”.
È necessario il lavoro, il pane, ecc.. ma anche il senso di tutto ciò.
Come dice Gesù:”Non di solo pane vivrà l’uomo”.
Tale frase significa che c’è bisogno del pane, ma che esiste un pane primario: Dio e la sua provvidenza
Quando si parla di Provvidenza mi piace ripetere il pensiero di Lacordaire:”Di una cosa sono sicuro ed è che domani la provvidenza si alzerà prima del sole”.
Ricordiamo poi la seconda tentazione, quella del regno, del rischio della ricchezza.
Mi ha colpito l’espressione letta in un libro di Henry Nouwen che ho letto l’anno scorso e che riportava:”Accumuliamo e accumuliamo tanto, per sentirsi liberi di fare ma poi abbiamo paura dei ladri e costruiamo delle mura per proteggere le nostre ricchezze e non ci rendiamo conto che la ricchezza ci ha fatto perdere la libertà e diventare schiavi dei nostri beni”.
Infine, la terza e più subdola tentazione.
Come diceva THOMAS STEARNS ELIOT L’ultima tentazione è il tradimento più grande: fare la cosa giusta per la ragione sbagliata.
La tentazione della spettacolarità avviene quando abbiamo il dubbio se Dio esiste o meno e vogliamo le prove.
La nostra fede rimane basata sul mistero. Nella realtà odierna pensiamo che tutto possa essere sperimentabile e, quindi, visibile. Vogliamo “tutto e subito” e usiamo le nostre stesse categorie anche di fronte a Dio.
Benedetto XVI, concludendo l’enciclica della Deus Caritas est in cui ha spiegato il motivo per cui vivere la carità, pone la domanda:”Perché la sofferenza?” Senza di essa, non ci sarebbe appunto bisogno della carità.
Egli riporta una delle espressioni più belle di Sant’Agostino:”Se Dio si potesse comprendere, non sarebbe più Dio”.
Non cadiamo nella tentazione di voler dimostrare sempre tutto!
Per questo crollano spesso anche i nostri rapporti. Chiediamo in quanto non abbiamo fiducia.
È la tentazione più subdola perché è la tentazione della croce.
A riguardo mi voglio prolungare un attimo e riportare un pensiero su cui poi mediteremo durante la Via Crucis del Venerdì santo.
Pensate all’amore libero e misericordiosamente immenso di Gesù!
Di fronte alla Madre che piange, avrebbe potuto dire:”Per amore tuo, per non farti soffrire, io rinuncio alla croce” e noi lo avremmo anche giustificato. Ma Egli ama l’umanità e sa che solo nel dono della croce passa la redenzione.