OMELIA 4 NOVEMBRE 2018 (commemorazione dei caduti in guerra)

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Cosa celebriamo oggi?
Mi piace pensare che festeggiamo il ricordo, la memoria di ciò che è stato, la radice della nostra storia. Ricordiamo coloro che hanno costruito la pace, coloro che sono stati vittime delle guerre, i primi veri obiettori che hanno lottato per una libertà di coscienza vera e non per la ricerca del libertinaggio.
Ricordiamo una storia che noi, spesso, vediamo come un nostro diritto senza prendere in considerazione che è stato il dono di un altro.
Questo ricordo viene sempre più accantonato, come se si trattasse di un qualcosa che ormai non ci appartiene.
Noto questo da come viviamo il nostro rapporto con i defunti, dalla presenza momentanea e dalla vicinanza sempre più limitata verso i familiari come per dire”Ormai chi c’è stato c’è stato, ora faccio il mio dovere solo per chi conosco”.
Lo vedo quando da tanti sento ripetere:“Mi manca mio nonno, ecc…” ma al momento della morte bisogna sbrigarsi a fare il funerale perché dà fastidio averlo in casa.
Viviamo in un’epoca in cui il ricordo è solo una fotografia che sembra ci faccia stare bene perché la vediamo come un qualcosa di nostro, ma in realtà è solo un’immagine che riporta un’apparenza.
Il vero ricordo è ciò che io ora vivo , attingendo dal passato come l’acqua che irriga la terra ed i semi che iniziano a portare i frutti a suo tempo, per arricchire della vita nuova quella generazione che veramente vive l’azione di sentirsi popolo.
Penso a cosa era l’altro ieri quando, riuniti insieme al cimitero, abbiamo vissuto la comunità attorno ad una storia da cui proveniamo.
Se un popolo dimentica la sua origine, vagherà come un profugo nel deserto, senza meta e senza cammino, bisognoso solo dell’acqua che lo disseti e della fame di sentirsi soddisfatto per vivere un altro giorno ma senza quello sguardo al domani.
Abbiamo ascoltato il Vangelo in cui Gesù propone una provocazione che ci tocca nel cuore :”Ama Dio nel prossimo”. Vivi, cioè, una fede che sia tale e non limitata ad un’appartenenza anagrafica.
In Cristo, con il Battesimo, abbiamo ricevuto quella vera appartenenza che ci fa diventare diversi.
Diceva bene Benedetto XVI:”Finché viviamo nell’egoismo, siamo quelli che ancora oggi vivono “Prima di Cristo”.
In Lui avviene questa rivoluzione che noi riscopriamo in ciò che è stato.
I santi che ci hanno preceduto, hanno vissuto tutto per la pace. Non è stata una manifestazione o un convegno, ma un mettere un mattone dopo l’altro.
Papa Francesco in occasione della GIORNATA MONDIALE DELL’ALIMENTAZIONE 2018, scriveva:“ I poveri aspettano da noi un aiuto efficace che li tolga dalla loro prostrazione, non solo propositi o convegni che, dopo aver studiato dettagliatamente le cause della loro miseria, abbiano come unico risultato la celebrazione di eventi solenni, impegni che non giungono mai a concretizzarsi o vistose pubblicazioni destinate ad ingrossare i cataloghi delle biblioteche”.
Perché ti meravigli quando ti guardi attorno e vedi sempre più un vuoto, come se tutto fosse ormai un qualcosa che appartiene al passato, anzi al nulla?
Perché la radice della nostra storia, la nostra vera appartenenza a Cristo, la vediamo sempre più come una targa commemorativa lasciata lì da chi è passato prima di te. Invece, leggendo i nomi degli uomini e delle donne, ci chiediamo ogni giorno: Chi sono? Siamo storia, non un insieme di numeri!
La vera carità non è riportare alla memoria solo i “generali” perché una guida senza un popolo è come un’asta senza bandiera. Per noi uomini di fede non è portare un Cristo senza croce. Il Suo sacrificio non sarebbe più un vissuto per il riscatto di molti.