omelia domenica 14 ottobre 2018

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XXVIII^ DOMENICA DEL Tempo Ordinario ANNO B
Il racconto del giovane ricco è un episodio che si rivolge anche a noi adulti. Non è una pagina del vangelo che subito “rifiliamo ai più giovani” come per dire:”Hai avuto la possibilità ed invece hai scelto altro”.
Siamo sicuri di avere scelto ciò che veramente è di Dio?
Proprio l’altra settimana abbiamo avuto un incontro regionale della Caritas e da un’intervista nazionale usciva fuori che il rifiuto, l’accoglienza dell’immigrato, il razzismo e, spesso, la totale indifferenza verso la povertà, è proprio dentro la Chiesa stessa.
Siamo pronti ad amare Dio per quel che è veramente oppure, come il giovane ricco, siamo legati alle nostre ricchezze? Naturalmente non mi riferisco solo a quelle materiali.
Quello in cui crediamo è un Dio totale o un Dio etico che, cioè, mi spinge a compiere solo quei passi attraverso i quali ho il mio ritorno? Si tratta di una questione etica?
Lo stesso faceva il giovane ricco:” Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non testimoniare il falso, non frodare, onora tuo padre e tua madre”». Egli allora gli disse: «Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza».
Essere chiamati a fare la differenza e a coinvolgere anche gli altri nella nostra testimonianza parte da un inizio che è innanzitutto in Dio.
“Il cuore deve sapere di Lui e lasciarsi toccare da Lui”(Card. Raztinger)
Perché è fondamentale la virtù della povertà per essere la differenza e per testimoniare che l’unica ricchezza è Dio?
Un cuore libero è un cuore che ama con tutto se stesso.
Riprendendo sempre l’allora Card. Raztinger:”Una persona che non è in pace con se stessa non sarà realmente buona neppure con gli altri”.
L’uomo ricco, egoista, tende sempre ad un rapporto a senso unico e una ricchezza che non si dona è avarizia.
Dalla prima lettura abbiamo ascoltato:” Perché tutto l’oro al suo confronto,la sapienza, è come un po’ di sabbia e come fango sarà valutato di fronte a lei l’argento”.
E’ difficile vivere tutto questo perché anche il povero materiale, per il solo fatto che non ha nulla, desidera la ricchezza.
La vera povertà di spirito è avere Dio come unico tesoro. E’ un tesoro ineguagliabile sulla terra!
Qualche domenica fa vi dicevo:”Se non c’è l’amore dentro, tu puoi concedere all’altro una notte, ma il giorno dopo tutto ritorna come prima e ti sentirai più vuoto che mai”.
Il paragone della cruna dell’ago e del cammello non sono un ostacolo alla nostra scelta di seguire Cristo.
Anzi!
Gesù con questo paragone ci spiega che possiamo essere cammelli che passano attraverso la cruna dell’ago. Gli stessi discepoli lo affermano: ” Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito».
Seguiamo veramente chi o cosa?