Presepe o immigrati?

, , Commenti disabilitati su Presepe o immigrati?

A tutti coloro che ora non fanno altro che cercare i loro “5 minuti di gloria” sui social, ricordo che il presepe, proposto da san Francesco D’Assisi e poi riportato nella nostra tradizione secolare di Chiesa Cattolica, è un invito a cercare di immaginare la nascita di Gesù. Non tutti possono vivere il pellegrinaggio in Palestina e, quindi è una rappresentazione cattolica che ci può aiutare a immaginare la nascita del nostro Redentore.
Che non è avvenuta in una grotta perché rifiutato da tutti, cerchiamo di capire che allora non esistevano i reparti di maternità e tanto meno ospedali. E’ avvenuta in una determinata località, Betlemme, perché così annunciata dai profeti (Michea in particolare)… Non mi divulgo di più, ma lascio ad ognuno la possibilità di potersi documentare da coloro che sono esperti in sacra scrittura.
Voglio solo sottolineare, che invece di fare questo rapporto tra immigrati e presepe, ricordo, che la povertà è tutto l’anno. Non si sbandiera il presepe tanto per fare politica o altro, e se la stessa lotta, la usassimo per i principi come famiglia, vita e i dieci comandamenti, sarebbe meglio. Una fede, vissuta o tirati dagli armadi, solo perché ora c’è lo ricorda la pubblicità che si avvicina il Natale, lascia il tempo che trova. Già a santo Stefano si è tutto concluso.
Annunciamo il Vangelo, non il surrogato di un’etica cristiana che tiriamo fuori tanto per essere i buonisti del tempo dei social.
Gesù ci invita a riscoprire nel dono del Natale, che Lui è Presenza, in tutto:”Dio fa piovere sui giusti e gli ingiusti”. È una totalità totalizzante, dal 1 gennaio al 1 gennaio, non è “a tempo” ma “è il tempo”.
Un presepe, che sia moderno o classico, non venga usato per proporre una fede politica, ma la fede in Colui che si è fatto carne per ricordarci che l’uomo è amato, senza esclusività.