Saint Exupéry, “Il sorriso”

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… narra di essere stato catturato dal nemico e di come le cose presero una piega inaspettata. “Ero certo che sarei stato ucciso. Ero nervoso e scontroso. Cercai nelle tasche qualche sigaretta che fosse sfuggita alla perquisizione. Ne trovai una e per via del tremito alle mani riuscii a malapena a portarmela alle labbra. Ma non avevo fiammiferi, me li avevano portati via. Guardai attraverso le sbarre il mio carceriere. Lui non ricambiò lo sguardo. D’altra parte non si ricambia lo sguardo con una cosa, un cadavere. Lo chiamai dicendo: “Hai da accendere, per favore?” Mi guardò, scrollò le spalle e venne ad accendermi la sigaretta. Quando si avvicinò e accese il fiammifero, i suoi occhi inavvertitamente si incrociarono con i miei. In quel momento sorrisi. Non so perché. Forse era nervosismo, forse era perché quando si sta molto vicini l’un l’altro è molto difficile non sorridere. Comunque, sorrisi. In quel momento fu come se una scintilla scoccasse fra i nostri cuori, fra le nostre anime umane. So che lui non voleva, ma il mio sorriso attraversò le sbarre e generò un sorriso anche sulle sue labbra. Mi accese la sigaretta ma rimase vicino, guardandomi direttamente negli occhi e sorridendo ancora. Continuai a sorridergli, ora vedendolo come una persona e non soltanto un carceriere. E anche il suo modo di guardarmi sembrò assumere una nuova dimensione.” Il carceriere chiese al prigioniero se avesse dei figli e questi gli mostrò in lacrime le foto della propria famiglia. “Improvvisamente senza una parola di più mi aprì la cella e mi condusse fuori … e mi liberò. E senza una parola di più ritornò verso la città. La mia vita fu salvata da un sorriso.” (Saint Exupéry, “Il sorriso” – autore de “Il piccolo principe” e anche un pilota d’aereo e che durante la prima guerra mondiale combatté nella guerra civile spagnola contro i nazisti)