saluto finale, Don Roberto.

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Un educatore vive l’ideale di essere soprattutto “presenza”.
Anche se l’educando è assente, a volte col corpo e a volte con lo spirito.
È come un insegnante, che chiede ai suoi alunni puntualità e silenzio, e lui sarà il primo ad essere in anticipo in classe per accogliere gli alunni e sarà disponibile nell’ascoltare le loro domande.
Non rimarrà nella memoria degli educandi, il suo insegnamento, ma il suo amore vissuto nell’accoglienza.
L’educatore sa che il vero ideale non è quando l’educando ripete come un pappagallo il suo insegnamento, ma lo vive a suo modo.
Non ha importanza ciò che ha costruito ma la base su cui costruire.
Sa cogliere l’occasione del rifiuto, perchè scopri così che c’è un “chi” per cui hai deciso di vivere la tua vita e non un “cosa”.
L’educatore sa anche quando mettersi da parte, perché ci vuole più coraggio nel fare spazio al nuovo che essere protagonista ad ogni costo.
L’educatore vive il suo ideale, non va alla ricerca dei consensi, perché l’uomo è uomo, l’ideale è l’ideale.
Un educatore cristiano sa che l’ideale è l’incontro con Cristo e non con la sua persona.
La memoria è ciò che bisogna costruire, non rafforzare un ricordo. Perché per quest’ultimo avremmo sempre bisogno di un qualcosa a cui aggrapparci come al rallegrare il nostro pensiero verso…
L’educatore prega, perché possa superare quella difficoltà del comprendere che è il dare che arricchisce e non il ricevere.
L’educatore non vive della nostalgia ma proietta la sua vita al sempre nuovo che verrà.
L’educatore scopre che nel domani c’è sempre l’ideale del “Siamo chiamati a grandi cose”.
Grazie San Sostene